Spagna: radicale o meno, la sinistra disarma i lavoratori

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Spagna: radicale o meno, la sinistra disarma i lavoratori
Settembre 2022

Da "Lutte de Classe" n°225 - Luglio-Agosto 2022

In Spagna, da due anni la sinistra che si dichiara radicale governa in coalizione con il Partito socialista. Dietro le riforme sociali annunciate in pompa magna, la realtà della crisi sta peggiorando le condizioni di vita di milioni di lavoratori. Questa situazione e questa politica favoriscono l'ascesa delle correnti reazionarie, come dimostra l'esito delle elezioni del 19 giugno in Andalusia, regione storicamente dominata dai socialisti, dove la destra ha appena ottenuto una schiacciante maggioranza assoluta e dove l'estrema destra, con il partito Vox, continua a crescere.

La ricomposizione della sinistra negli anni 2010

Dalla fine del franchismo il sistema parlamentare spagnolo è stato caratterizzato dall'alternanza destra-sinistra, con da un lato il Partito Popolare (PP), che riuniva le diverse tendenze della destra e dell'estrema destra, e dall'altro il Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE). Il PSOE ha dimostrato nel corso degli anni di essere un partito al servizio della borghesia, che lo ha ben ripagato, visto che molti dei suoi ex ministri fanno parte dei consigli di amministrazione di grandi aziende. Felipe Gonzalez, che fu primo ministro socialista dal 1982 al 1996 prima di entrare nel consiglio di amministrazione di Gas Natural Fenosa, è solo l'esempio più noto. Ma dal 2008 in poi, dopo decenni di bipartitismo, la crisi economica e le sue conseguenze politiche hanno rimescolato le carte.

Negli anni 2010, la Spagna ha vissuto parecchi movimenti sociali importanti, che hanno coinvolto centinaia di migliaia di persone, come le marce in difesa dei servizi pubblici, la marea bianca per gli ospedali o la marea verde per l'istruzione, o le marce per la dignità che, con lo slogan "Pane, lavoro, casa", avevano riunito a Madrid centinaia di migliaia di persone provenienti da tutta la Spagna. Il movimento più eclatante è stato quello del 15M (in riferimento al 15 maggio 2011, data della prima manifestazione), che all'estero è stato spesso chiamato movimento degli indignati. Durante questo movimento sulle piazze si riunivano assemblee, in cui si discuteva di tutto: si parlava di questa società corrotta e senza via d'uscita, che condanna i giovani al precariato e alla disoccupazione, o si denunciavano i politici corrotti e la rapacità delle banche che stavano buttando per strada tante famiglie, dopo aver tratto profitto dalla bolla immobiliare. In queste assemblee e manifestazioni, un'intera generazione si è avvicinata alla politica.

Podemos ("Possiamo") nacque nel 2014 con il manifesto "Cambiare il gioco: trasformare l'indignazione in cambiamento politico". I suoi fondatori, docenti universitari, proponevano di essere la voce e l'estensione di tutti questi movimenti. Pablo Iglesias, un professore di scienze politiche che proveniva dall'organizzazione comunista della gioventù, si era fatto un nome grazie agli interventi nei media alternativi, in particolare La Tuerka, dove si opponeva ai politici sia di destra che di sinistra, in un momento in cui la destra al potere attaccava brutalmente, mese dopo mese, i lavoratori, i disoccupati e le classi lavoratrici in generale. Iglesias e gli altri dirigenti di Podemos criticavano la monarchia, il sistema bipartitico, riprendevano lo slogan "PSOE-PP, è la stessa merda" e denunciavano la corruzione. Pretendevano di fare politica in modo diverso, di cambiare la Costituzione e di dare un ruolo maggiore ai cittadini, ma ai cittadini e non ai lavoratori. Denunciavano la "casta", le "élite" ma non la borghesia. Con questa strategia, affermavano di "andare all'assalto del cielo". Come Mélenchon in Francia o il Movimento Cinque stelle in Italia, potevano affermare che, se le lotte erano certo importanti, l'essenziale era portare loro al potere, dato che il movimento 15M, alla fine, non aveva prodotto alcun progresso importante.

Fin dall'inizio di Podemos, ci sono state correnti di estrema sinistra, in particolare la corrente Anticapitalistas, cugina spagnola dell'NPA francese o di Sinistra anticapitalista in Italia, che hanno accompagnato la costruzione di questa organizzazione e ne hanno assunto la direzione in diversi luoghi. Così hanno fornito al nuovo partito militanti, quadri, e la loro esperienza organizzativa. È il caso di Miguel Urban e Teresa Rodriguez, dirigenti di Anticapitalistas, poi diventati figure di spicco di Podemos ed eletti al Parlamento europeo. Sono entrati a far parte di un'organizzazione riformista che non voleva saperne della lotta di classe, affermando di influenzare Podemos in un senso radicale affinché rimanesse un'esperienza di organizzazione democratica dal basso.

Podemos e i comunisti al governo

In realtà è accaduto il contrario. Dal 2014 e la creazione di Podemos, nel corso delle varie campagne elettorali, i suoi dirigenti hanno cercato di dimostrare che si sarebbero comportati come fedeli gestori del sistema, accumulando segnali di adesione al sistema politico. Hanno ripreso la "patria" o la Costituzione del 1978, simbolo di una transizione guidata dai franchisti. Alle elezioni legislative del 2015 hanno presentato un generale dell'aeronautica, ex capo di stato maggiore e ora segretario generale di Podemos-Madrid. Ben presto i dirigenti di Podemos sono apparsi come classici politici e gestori del sistema, innanzitutto nelle città conquistate alle elezioni comunali del 2014 (Madrid, Barcellona, Valencia, Cadice...) ma anche nei piccoli accordi elettorali tra partiti, quando si trattava di spartirsi le poltrone. Il caso della casa con piscina di Pablo Iglesias e Irene Montero, la sua compagna e numero due di Podemos, è, per quanto ridicolo, rappresentativo del loro atteggiamento di politici piccolo borghesi, che lasciano i quartieri popolari del sud di Madrid per la più tranquilla periferia settentrionale, in modo di poter passeggiare in montagna e mandare i figli in buone scuole.

Podemos ha ottenuto rapidamente un certo successo elettorale, fra l'altro oltre cinque milioni di voti alle elezioni generali del 2015 (20,7%), per poi diminuire costantemente nonostante la creazione nel 2016 di una nuova coalizione, Unidas Podemos ("Uniti possiamo"), con Izquierda Unida (la Sinistra Unita, essa stessa una coalizione intorno al Partito Comunista). Nel 2019 erano scesi a tre milioni di voti. Nonostante questo calo, Unidas Podemos ha ottenuto incarichi nel governo formato nel gennaio 2020 dal socialista Pedro Sanchez, che senza di loro non avrebbe potuto ottenere la maggioranza. Hanno poi formato "il governo più progressista della storia", come amano dire.

"Il governo più progressista della storia" ...

A capo di questo governo, ma anche del governo precedente, Pedro Sanchez è stato un fedele servitore dello Stato borghese, che per quattro anni ha fornito miliardi di sussidi ai padroni. Contro i migranti, ha seguito l'esempio dei suoi predecessori: a Ceuta, enclave spagnola nel nord del Marocco, non ha esitato a mandare l'esercito per respingere i migranti e proteggere così "l'integrità di Ceuta come parte della nostra nazione spagnola, la sua sicurezza e tranquillità" (1). La stampa ha pubblicato foto scioccanti di migranti con i piedi nell'acqua, bloccati dai soldati prima che potessero raggiungere la riva. Al momento della guerra in Ucraina, anche Sanchez ha risposto all'appello, inviando armi, aumentando i finanziamenti militari e le ordinazioni ai venditori di armi. Né è tornato indietro sulla famigerata ley mordaza, la legge bavaglio, messa in atto dalla destra nel 2015 in reazione alle mobilitazioni dei primi anni 2010. Questa legge iniqua ha dato, tra l'altro, più potere alla polizia per punire manifestanti, scioperanti, ecc. La mancanza di rispetto nei confronti di un agente di polizia, ad esempio, può comportare una multa di almeno 600 euro. Sanchez non ha nulla di cui vergognarsi rispetto ai suoi compari europei.

Se Unidas Podemos ha fatto finta di prendere le distanze da alcune scelte e misure adottate dai socialisti, è stata sempre leale con loro. Un esempio eloquente: nelle prime settimane della guerra in Ucraina, ministri e parlamentari di Podemos hanno criticato l'invio di armi e i discorsi bellicosi, pur sapendo bene che questo non avrebbe avuto alcuna influenza. Rimanendo nel governo nonostante questo disaccordo, hanno svolto il loro ruolo di alleato minoritario e ala sinistra leggermente critica, in modo da mantenere il sostegno della loro base, che per lo più era contraria all'escalation della guerra, al governo di coalizione. È ovviamente il PS che detiene la carica di Primo Ministro e la maggior parte del potere. Tuttavia, Unidas Podemos ha comunque cinque ministeri: Lavoro, Uguaglianza, Consumatori, Diritti sociali e Università. La ministra del Lavoro Yolanda Diaz (del Partito Comunista), la più in vista da quando Pablo Iglesias le ha lasciato la vicepresidenza, cerca da due anni di presentare la minima riforma come una vittoria o un progresso storico per le classi lavoratrici. I ministri di Unidas Podemos hanno certo difeso leggi progressiste, in particolare per i diritti delle donne, spinti dalle grandi mobilitazioni degli ultimi anni contro la violenza di genere: l'aumento del budget per l'aiuto alle donne aggredite o, più recentemente, la creazione di giorni di malattia per mestruazioni dolorose e una legge per facilitare l'aborto sono certamente misure positive, ma difficili da far passare per un passo avanti storico...

In realtà, le decisioni prese dal governo hanno accompagnato, nella migliore delle ipotesi, la regressione sociale del periodo attuale. All'inizio dell'anno, Yolanda Diaz ha promosso una nuova legge sul lavoro per limitare i contratti precari. Questa legge, annunciata in pompa magna, ha effettivamente portato a un aumento del numero di contratti a tempo indeterminato. Si tratta però di un tipo particolare di contratti a tempo indeterminato, poiché gran parte di essi sono part-time. Ma sono anche contratti a tempo indeterminato dal valore molto relativo poiché, dopo le riforme della destra, questo tipo di contratto è una truffa di più, poiché permette licenziamenti facili e a buon mercato. E, nonostante le promesse di Unidas Podemos, il governo non l'ha rimesso in discussione.

Lo stesso vale per tutte le cosiddette riforme progressiste. Con l'aggravarsi della crisi e l'offensiva padronale, queste misure non hanno molto peso. In gennaio scorso, l'aumento del salario minimo a 1.000 euro non compensa nemmeno l'inflazione, che certi mesi va oltre l'8%. L'aborto è facilitato sulla carta, ma il numero di centri sanitari sta diminuendo e il personale sanitario è sempre più carente. Lo stesso vale per i congedi per malattia in caso di mestruazioni dolorose: con una disoccupazione che sfiora il 14%, la precarietà del lavoro e le pressioni padronali per evitare i congedi per malattia, ci vorrà più di una legge per esercitare davvero questo diritto. Lo si dovrà imporre nelle fabbriche e negli uffici, e occorrerà organizzarsi per farlo rispettare. Ma non è questa la preoccupazione di Podemos, anzi. La realtà è che la maggior parte dei lavoratori ha visto peggiorare le proprie condizioni di vita e di lavoro negli ultimi anni e la sinistra non li ha protetti dalla crisi.

Ad esempio, di fronte all'impennata dei prezzi dell'energia, l'"eccezione iberica" sulla fissazione dei prezzi, che Sanchez ha duramente negoziato con la Commissione europea, ha avuto scarso effetto sulle bollette elettriche delle classi popolari. Quando, dopo settimane di attesa, lo sconto è stato attuato, il prezzo è certo sceso ma non è tornato ai livelli di prima della guerra in Ucraina; e due giorni dopo, il prezzo stava salendo di nuovo. Vale a dire che le famiglie della classe operaia dovranno continuare ancora per molto tempo a far funzionare le loro lavatrici nel cuore della notte, quando l'elettricità costa meno.

Il danno maggiore di Podemos

Il danno maggiore di Podemos non sta neanche nella sua gestione del sistema capitalista, che non può che essere abietta, distruttiva e schiacciante per gli sfruttati: sta nell'aver disarmato politicamente i lavoratori di fronte ai possibili sviluppi della crisi economica e alle sue conseguenze politiche, in particolare l'ascesa dell'estrema destra.

La sinistra radicale e persino i ministri comunisti hanno offuscato le coscienze di fronte alla necessità di lottare per difendersi nella situazione attuale. In un'intervista rilasciata al quotidiano El Pais in gennaio, Yolanda Diaz ha persino stupito un giornalista perplesso, che non capiva come la sua riforma del lavoro potesse essere vantaggiosa sia per i lavoratori che per i padroni. La ministra si è sforzata di creare illusioni sulla contrattazione collettiva e sul dialogo sociale tra i sindacati e la CEOE (l'associazione padronale spagnola), per fare sperare che qualcosa di buono per i lavoratori ne potesse risultare.

Ma quando i lavoratori si sono ribellati di fronte ai licenziamenti, alla chiusura delle fabbriche e alla disoccupazione, come a Cadice durante lo sciopero dell'industria metallurgica nell'autunno del 2021, il governo di sinistra ha mandato loro gas lacrimogeni e un blindato della polizia. Quanto ai ministri di Podemos, durante i primi giorni di sciopero sono rimasti silenziosi, e hanno finito per sostenere i lavoratori con finta emozione nel momento in cui i sindacati hanno iniziato le trattative alle loro spalle chiedendo la fine dello sciopero, cioè nel momento in cui veniva meno la forza che lo sciopero dava ai lavoratori.

La crisi politica e l'estrema destra

Prima di arrivare al governo, nel dicembre 2019, Pablo Iglesias aveva detto che sarebbe stato il governo del "Sì, possiamo" e del "vaccino contro l'estrema destra" (2). Lui stesso ha poi risposto alla prima parte di questa promessa in uno dei suoi momenti di sincerità: "I proprietari delle banche e delle grandi imprese hanno più potere di me, e nessuno ha votato per loro".

E per la seconda parte della promessa, è accaduto anche il contrario. Dopo la crisi e le sue conseguenze, dopo il movimento indipendentista in Catalogna e soprattutto l'ascesa di Podemos, la piccola borghesia reazionaria si è infuriata. La prima traduzione politica di ciò è stata l'ascesa di Vox, questo nuovo partito di estrema destra creatosi nel 2013, composto da ex quadri del PP, nostalgici del franchismo, anticomunisti e razzisti. Alcune reazioni di questa piccola borghesia infuriata, come il boicottaggio dei prodotti catalani, sfiorano il ridicolo, ma altri sono più seri. L'odio verso i "rossi", come ai tempi del franchismo, si è sviluppato, prendendo di mira soprattutto Podemos e Pablo Iglesias, che è stato molestato da poliziotti in borghese davanti a casa sua quando lui e la sua compagna erano ministri. Nel 2020, è stata resa pubblica una conversazione WhatsApp tra militari in pensione, in cui si legge che ci vorrebbe "una purga contro i rossi" o che si dovrebbero fucilare "26 milioni di persone". Ma la penetrazione delle idee fasciste non si limita ai generali in pensione. Durante lo sciopero dei metalmeccanici di Cadice, i manifestanti hanno raccontato di aver trovato sulle pallottole di gomma dei messaggi come "Viva Vox" o "Viva España", e le foto dei proiettili sono circolate sui social. La nostalgia del franchismo si esprime apertamente, come quando lo scorso maggio un comandante di battaglione durante un'esercitazione ha portato i suoi soldati a una messa sui gradini del monumento alla gloria di Franco, a Valle de los Caídos.

L'elettoralismo per bloccare l'estrema destra

Di fronte a questo pericolo reale, i ministri di Podemos non hanno altra prospettiva che riavviare la macchina elettorale, trovare una nuova combinazione per questa alleanza di partiti di sinistra, riprodurre ancora e sempre il fronte popolare.

Si tratta del solito argomento per cui una sinistra unita elettoralmente, numerosa in parlamento, persino vittoriosa, sarebbe una garanzia contro l'ascesa dell'estrema destra. Come se i gruppi fascisti che crescono all'ombra dell'estrema destra in Francia o in Italia, o i simili nuclei presenti e ben radicati nell'esercito, nella polizia e nei tribunali spagnoli, tornassero nel loro guscio il giorno dopo una vittoria elettorale della sinistra! Invece è piuttosto probabile che un tale successo elettorale della sinistra, radicale o meno, susciterebbe la rabbia degli ambienti più reazionari e spingerebbe alcuni elementi all'azione, che sia contro i lavoratori immigrati, contro i militanti LGBT e femministi, o contro le organizzazioni operaie.

Nei fatti, disarmando politicamente la classe operaia, facendole sperare una salvezza venuta dalle elezioni, i politici di sinistra lasciano la strada libera a Vox, che è l'unico partito sorto dalla crisi politica degli anni 2010 che non stia retrocedendo nei sondaggi e nei risultati elettorali.

Come esempio e anche monito, nella campagna elettorale regionale appena conclusasi in Andalusia, la regione più popolosa di Spagna, la candidata di Vox si è trovata a suo agio nel denunciare in televisione la sinistra che invia un blindato contro gli scioperanti, per poi presentarsi come l'unica candidata che difende i lavoratori. Già nel 2019, su scala nazionale, Vox prese più voti di Podemos.

Nella primavera del 2021, nelle elezioni regionali di Madrid, si è potuto vedere cosa riusciva a fare la sinistra radicale contro l'estrema destra. La candidata in posizione migliore per la vittoria era quella della destra, Isabel Diaz Ayuso, una figura nazionale emblematica del PP con il suo stile alla Trump e le sue idee di estrema destra. Per farle da argine Pablo Iglesias si è dimesso da ministro e ha partecipato alla battaglia come capolista, lanciando lo slogan "Democrazia o fascismo", al quale Ayuso ha risposto con "Comunismo o libertà". Dopo la sconfitta della sinistra, Iglesias ha lasciato la scena politica per ridiventare giornalista e polemista. In altre parole, dopo aver chiesto di votare contro la minaccia fascista, è tornato alla sua vita di intellettuale piccolo-borghese. Se i fascisti decidessero davvero di entrare in azione, Pablo Iglesias, come i socialisti, potrebbe diventare il loro bersaglio, insieme ai militanti rivoluzionari e a molti lavoratori che non si adeguerebbero. I politici di sinistra porterebbero comunque la responsabilità di aver fatto della lotta contro l'estrema destra un problema elettorale e non una questione di lotta di classe.

Di fronte all'estrema destra, la cosiddetta sinistra radicale non ha niente di meglio da offrire che questa miscela estremamente pericolosa per la classe operaia: una politica che delude i lavoratori e peggiora la loro situazione, il discredito delle organizzazioni sindacali attraverso un dialogo sociale vuoto, che ha l'effetto di screditare l'idea stessa di organizzazione di classe, e il rafforzamento delle tendenze reazionarie. Quindi, affermare che più la sinistra conquista voti alle elezioni, e più si allontana la minaccia dell'estrema destra, è nel migliore dei casi una stupidità, nel peggiore una menzogna consapevole e pericolosa.

Oggi Podemos ha completato la sua mutazione per raggiungere i partiti tradizionali della borghesia. Questa organizzazione, che si era sviluppata sulla scia delle lotte sociali e del rifiuto della classe politica, non ha mai voluto servirsi dell'entusiasmo suscitato fuorché per le elezioni. Così è rapidamente diventata un'organizzazione reazionaria, un ostacolo alla comprensione da parte delle classi popolari delle sfide poste dal capitalismo in decomposizione.

Il ruolo dei rivoluzionari

Ed è qui che alcuni rivoluzionari contribuiscono all'inganno dipingendo di rosso questo o quel movimento. In Spagna, ad esempio, è quello che ha fatto il gruppo di estrema sinistra Anticapitalistas, con la sua portavoce Teresa Rodriguez. Nel seguire pedissequamente la linea riformista di Podemos, i suoi militanti non hanno affatto spinto il partito a sinistra, ma hanno invece contribuito a mandare in un vicolo cieco, deludere e demoralizzare chi pensava che con loro le grandi mobilitazioni di dieci anni fa avrebbero trovato un'espressione politica. Quando un anno fa si sono staccati da Podemos, alleggeriti da alcuni dei loro quadri che vi avevano trovato un posto comodo, hanno continuato sulla strada di una politica opportunista, puntando sul regionalismo andaluso per provare a guadagnare voti, contribuendo ancora di più al disorientamento delle classi popolari.

Il ruolo dei rivoluzionari non è quello di preferire questa o quella combinazione di unione della sinistra, con un discorso più o meno radicale, o il cui ventaglio di organizzazioni sarebbe più o meno largo. Non è sicuramente quello di rassicurare i lavoratori con lusinghe e vendendo loro il sogno di giorni felici, in una situazione di profonda crisi del capitalismo in cui anche il concetto di riformismo non ha più grande significato perché non vi sono più tante briciole di cui nutrirsi. Radicale o meno, la sinistra sarà un ostacolo sul cammino dei lavoratori quando questi alzeranno la testa e cercheranno i modi di lottare.

Ricordiamo che nella Spagna del 1936-1937 il Fronte Popolare, questa alleanza elettorale e governativa della sinistra, non solo tradì le rivendicazioni dei lavoratori, ma soprattutto li ostacolò militarmente quando vollero strappare ciò che le elezioni non avevano dato loro, e quando il colpo di stato militare di Franco li spinse all'azione rivoluzionaria. Quella sinistra, guidata dal PC e molto più radicale dell'odierno Podemos, ha protetto l'ordine e la proprietà massacrando i lavoratori in nome dell'unità e abbandonando l'intera società a una sanguinosa dittatura militare.

Oggi, mentre la sinistra usa tanti modi per offuscare la coscienza di classe, il ruolo dei rivoluzionari è, al contrario, quello di mantenere viva questa coscienza tra i lavoratori, di svilupparla, di fare di tutto perché si incarni in un partito operaio comunista rivoluzionario che permetta la vittoria della classe dei lavoratori, l'unica in grado di rovesciare il capitalismo.

23 giugno 2022

1 Dichiarazione ufficiale del 18 maggio 2021, al momento della crisi con il Marocco.

2 Discorso del 30 dicembre 2019 al momento della firma dell'accordo di programma con Pedro Sanchez per un esecutivo di coalizione.