Il capitalismo in crisi verso il caos

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Il capitalismo in crisi verso il caos
10 ottobre 2022

Da "Lutte de Classe" n°228 - Dicembre 2022 - Gennaio 2023

Questo testo è stato votato dal Congresso di Lutte ouvrière riunito a Parigi il 3 e 4 dicembre 2022.

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Oggi la borghesia è così accecata e smarrita di fronte alla crisi del suo proprio sistema, impotente, come lo era nella crisi che ha portato alla Seconda Guerra Mondiale.

Al forum dei banchieri centrali del mondo imperialista, che sono in un certo senso le teste pensanti della grande borghesia imperialista, nel 2021 hanno applaudito il principale di loro, il presidente della Fed (Federal Reserve statunitense). Questo ultimo considerava l'inflazione un fenomeno temporaneo e sosteneva la necessità di mantenere i tassi d'interesse i più bassi possibile, mettendo a disposizione del grande capitale un credito a basso costo o addirittura gratuito,

Alla riunione degli stessi banchieri centrali, questa volta alla fine di agosto 2022, lo stesso Jerome Powell, ancora presidente della Fed, è stato applaudito per aver proposto esattamente l'opposto, la fermezza nell'aumentare i tassi di interesse della banca centrale. "sacra unione delle banche centrali contro l'inflazione", era il titolo di Les Échos il 29 agosto.

La stessa successione di decisioni contraddittorie vige in una moltitudine di settori economici, politici e diplomatici. La crisi energetica, oltre alla sua drammaticità per le classi lavoratrici, è un vero e proprio balletto tra decisioni contraddittorie, pro o contro il nucleare, pro o contro il carbone, pro o contro l'eolico...

Commentando l'"inizio incerto del nuovo anno" di Macron, Le Monde riporta le riflessioni critiche di alcuni membri dell'entourage del presidente, che gli rimproverano una "mancanza di prospettive strategiche" o che sono infastiditi "da un potere che sta annaspando".

L'errore sarebbe quello di ritenere che il rimprovero sia causato dalla sola persona di Macron o dall'indebolimento della posizione del Presidente della Repubblica, che dopo le elezioni legislative non ha più avuto la maggioranza assoluta all'Assemblea Nazionale.

Il personaggio Macron è poco importante. Sta "annaspando" come stanno annaspando. ognuno a modo suo, i suoi colleghi di Germania, Italia, del Regno Unito e altrove. Basti pensare alla patetica avventura del nuovo Primo Ministro della Gran Bretagna: non appena ha annunciato una riduzione della tassazione per le categorie più ricche della borghesia, Liz Truss ha dovuto fare marcia indietro e sconfessare se stessa! L'intera classe borghese sta annaspando, non ha il controllo di nulla, ma continua a seguire la stessa strada: "finché c'è profitto, non importa". È "dopo di noi, il diluvio".

"La stessa borghesia non vede vie d'uscita", commentava Trotsky nel 1938, nel Programma di transizione, a proposito dell'atteggiamento della classe capitalista nei confronti della precedente grande crisi della sua economia, quella iniziata nel 1929: "Tutti i partiti tradizionali del capitale si trovano in una situazione di disorientamento che a volte rasenta la paralisi della volontà", scriveva in un momento in cui, come oggi, "le crisi cicliche nelle condizioni della crisi sociale dell'intero sistema capitalistico assalgono le masse con privazioni e sofferenze ogni giorno maggiori. La crescita della disoccupazione, a sua volta, aggrava la crisi finanziaria dello Stato e mina i sistemi monetari fragilizzati".

Trotsky non era né un indovino né un veggente nel prevedere ciò che si sarebbe verificato otto decenni dopo la sua morte. È il capitalismo decadente che ha resistito e ora balbetta.

L'unica area in cui non c'è "paralisi della volontà" è la distribuzione dei dividendi, che, quest'anno, hanno battuto tutti i record. Non c'è neanche paralisi della volontà nell'attaccare le condizioni di esistenza delle masse sfruttate, a cominciare dalla disoccupazione, dalla generalizzazione della precarietà e dalla distruzione subdola o brutale di tutto ciò che riguarda i servizi pubblici.

Sappiamo a cosa ha portato la crisi del 1929: la Seconda Guerra Mondiale, con i suoi 50 milioni di morti sui campi di battaglia, 100 milioni se contiamo i civili morti sotto le bombe, per le privazioni o la fame, o addirittura sterminati.

La stessa cecità si palesa nel campo delle relazioni internazionali. "Sotto la crescente pressione del declino capitalistico", Trotsky scrive, "gli antagonismi imperialisti hanno raggiunto il limite oltre il quale i vari conflitti e le esplosioni sanguinose (Etiopia, Spagna, Estremo Oriente, Europa, Europa centrale) devono infallibilmente conofondersi in un incendio mondiale".

Oggi, la guerra su cui si concentra l'attenzione è quella che oppone la Russia e l'Ucraina sostenuta dal campo delle potenze imperialiste. Questa stessa guerra, le sanzioni e le controsanzioni che provoca, insieme ai numerosi conflitti armati che continuano dal Medio Oriente all'Africa e all'Asia, la febbrile ricerca di alleanze, la corsa agli armamenti, testimoniano la stessa corsa cieca verso la conflagrazione globale.

È stato Putin a prendere l'iniziativa di invadere l'Ucraina, ma è l'imperialismo statunitense che sta alimentando e prolungando la guerra. È chiaro che i suoi dirigenti ritengono che sia nel loro interesse farla durare. L'imperialismo statunitense vi ha già guadagnato dalla resurrezione e dal rafforzamento della Nato, che Macron aveva recentemente definita "cerebralmente morta".

È l'imperialismo americano a trarre vantaggio dall'indebolimento della Russia, ma anche dalle difficoltà causate dalla guerra in Ucraina ai suoi alleati e comunque rivali in Europa, soprattutto la Germania. A differenza delle guerre in Vietnam o, più recentemente, in Afghanistan, gli Stati Uniti non devono nemmeno inviare uomini in questa guerra: la combattono con la pelle di ucraini e russi. E le armi inviate generosamente offrono un nuovo mercato ai loro venditori di armamenti.

Ma anche gli Stati Uniti, la principale potenza imperialista, non sono sicuri con la loro politica di guerra di non darsi la zappa sui piedi. Lo sviluppo economico del passato, la globalizzazione, hanno intessuto così tanti legami tra le economie nazionali, le loro classi dirigenti sono così intrecciate, rivali e allo stesso tempo complici, a tal punto che è difficile capire chi sarà più danneggiato dal gioco delle sanzioni e delle controsanzioni. A parte la certezza che saranno i meno potenti a soffrire di più. È il mondo intero che sta precipitando in un caos sanguinoso.

A suo tempo, Trotsky riassumeva "la situazione politica mondiale nel suo complesso" affermando che era "caratterizzata soprattutto dalla crisi storica della direzione del proletariato". Da allora, questa "crisi storica della direzione del proletariato" è stata completata dal totale naufragio delle successive direzioni socialdemocratiche e staliniste.

La conclusione principale che se ne può trarre, se non l'unica, è che il proletariato, invece di cercare di far rivivere gli zombie che le sue precedenti direzioni socialdemocratiche e staliniste sono diventate, deve trovare una nuova direzione rivoluzionaria. Con l'obiettivo non di aggiustare o migliorare un capitalismo che sta sprofondando nella crisi e nello spargimento di sangue, ma di rovesciare il potere economico e politico della borghesia sul mondo. Costruire il partito mondiale della rivoluzione proletaria rimane il compito fondamentale del nostro tempo.

10 ottobre 2022